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da di esercitarsi con l’acustica: se si ha un bel suono con quella, dice, sarà uno scherzo aver- lo con l’elettrica. Ma per “bel suono” Keith intende un suono ef- ficace, in carattere con l’atmosfera del brano, catturando in studio l’energia di un’esibizione dal vivo. Fin dall’inizio cura le sonorità di ogni singolo brano creando piccoli quadri sonori (per alcune tracce di Exile On Main Street arriva a sospendere un Twin Reverb al soffitto per otte- nere la sonorità voluta). Indiscutibilmente ogni disco degli Stones ha una Taylor con Les Paul Brian Jones con Firebird caratterizzazione sonora determinata da un in- treccio di timbri delle chitarre elettriche e acu- stiche. L’incontro con Brian Jones sembra esaudire i desideri di Richards. Jones ha studiato piano- forte e sassofono, il suo idolo chitarristico è Django Reinhardt, ma in quel periodo è diven- tato un purista del blues e sembra condividere la visione di Keith. Nei primi anni di vita dei Rolling Stones, il lavoro delle chitarre, sebbe- ne gli assoli siano tutti opera di Richards, ri- spetta questo schema in cui le parti spesso si al- ternano nell’esecuzione dei riff principali e del- l’accompagnamento: ad esempio, Keith esegue il riff di (I Can’t Get No) Satisfaction, ma è Brian a eseguire quello di The Last Time. Jones ag- giunge spesso colore con il vibrato del suo am- pli Vox, suona tutte le parti slide e, magistral- mente, l’armonica. In Let It Bleed, album che segna l’ultima appa- rizione di Jones (sarà trovato morto, in circo- stanze mai ben chiarite, nella sua piscina) e l’in- gresso di Mick Taylor. Brian è ancora una vol- ta alla chitarra per una bella parte slide in No Expectations, mentre Taylor offre un’incisiva ritmica in Live With Me. Tutto il resto, nel cam- po chitarre, è dovuto a Richards, ormai padro- ne delle accordature aperte e della tecnica sli- de; di vitale importanza, in questo, l’incontro con Ry Cooder. Mick Taylor entra nei Bluesbreakers di John Mayall a 17 anni e quando raggiunge gli Sto- nes ha già sviluppato un suo stile che ha i pun- ti di riferimento in Albert King, Earl Hooker, B.B. King, nel blues di Chicago, ma risente del- l’influenza di Clapton e Hendrix. Negli assolo suona con grande fluidità e ha un’impeccabile tecnica slide. Mayall non ama le sovraincisio- ni, per cui Mick ha imparato a sviluppare otti- mi assolo al primo colpo. Suona concentrato, immerso nella musica, offrendo poco allo spet- tacolo, con tocco preciso, un vibrato ampio e espressivo, frasi dalla distintiva vena melodica 31