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Un altro interessantissimo capito- lo di Tracce sfumate è Parker e i chitarristi, ampiamente dedicato a Ronnie Singer (1928-1953), me- teora chitarristica di cui si hanno poche notizie e ancor più scarse Ronnie Singer registrazioni. Sviluppando un’in- tensa e approfondita ricerca con il ritmo di un gial- lista, Colombo lo propone come traspositore ideale dello stile di Charlie Parker dai fiati alla chitarra, l’a- nello mancante del bop, grosso modo tra Tal Farlow e Barney Kessel. Abbiamo lasciato per ultimo il capitolo “non-chitar- ristico” ma certo non meno interessante del libro: in To Free or not to Free? Colombo analizza lungamen- te le esperienze e i rapporti tra due giganti come Sonny Rollins e Coleman Hawkins all’epoca del disco Sonny Meets Hawk (RCA Victor, 1963). Lo stile di Colombo risulta a volte ridondante, non organizzatissimo nel- l’esposizione, a tratti forse anche un po’ cerebrale o pretestuoso; ma indubbiamente le originali scelte te- matiche, la profondità delle conoscenze e l’intreccio appassionato e caparbio delle ricerche finiscono per trascinare il lettore in un mondo passato che appa- re più che mai vivo e pulsante, carico di significati e sviluppi universali che chiunque dovrebbe voler far propri, oltre che di preziose notizie e appropriate ana- Fabrizio Dadò lisi musicali per il cultore. FRANK PILATO FEAT. ANDREA MARCELLI STORIES (ESC) Curiosa storia, questa di Stories. Il disco fu scritto dal percussionista e compositore ita- liano Andrea Marcelli e registrato nel 1993 da Allan Holdsworth nel suo Brewery Studio di Vista, in California. L’autore aveva concepito il lavoro per la chitarra dello stesso Hold- sworth, già presente nei suoi primi due ottimi dischi Silent Will (Verve 1989) e Oneness (Verve 1992), insieme ad altri eccezionali musicisti dell’epoca. Tuttavia il chitarrista non poté parteci- pare per problemi contrattuali. Chissà dove finiscono per decenni quei preziosi nastri, mentre Marcelli percorre una considerevole car- riera in giro per gli USA e l’Europa. Bene, recentemente conosce a Los Angeles il giovane chitarrista ita- liano Frank Pilato e i due decidono di rimettere mano a quel vecchio materiale. Pilato si pren- de coraggiosamente la briga di suonare tutte le parti di chitarra e aggiunge un proprio pezzo, The Rainbow Thief, un breve duo batteria/chitarra con Marcelli. A questo punto va detto che i “comprimari” rimasti sulle tracce originali sono niente me- no che Gary Willis e Jeff Berlin al basso, e Mitchel Forman al piano, per densità e profon- dità musicale autentico signore e padrone di questo lavoro. Non avessimo saputo dell’originale attesa chitarristica di Marcelli, avremmo considerato l’in- serimento di Frank Pilato al massimo un po’ avventato, vista la padronanza del linguaggio jazzistico de- gli altri musicisti; ma, sapendo, si rischia anche di essere troppo duri. Il bravo Frank si prende la briga di tante parti tematiche con sonorità azzeccate, che ricordano un po’ quelle di Hiram Bullock in Night- Glo di Carla Bley (1985). Dal punto di vista solistico, echeggia nel suono e nello stile l’alieno riferimen- to, sostituendo a un fraseggio irraggiungibile una buona tecnica e un’intenzione gagliarda anche se non pienamente consapevole. Lo stile di riferimento è ovviamente datato, ma, grazie alle grandi attitudini compositive di Marcelli e al- le personalità coinvolte, Stories è un esempio “decongelato” e ancora buono della migliore musica fu- sion ipotizzabile; certamente scalderà i nostalgici del genere. Considerevole la qualità audio originale, Fabrizio Dadò che il confronto diretto con il duo di nuova incisione evidenzia impietosamente. 67