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TELECASTER, 1957 assume uno più arrotondato intorno al '51 per tornare a una V più accentuata nel '56 e diventare, infine, gradualmente più piatto nel '58. Il legno per il corpo rimane il frassino, salvo per la Telecaster Custom introdotta nel '59, per la quale fu usato l'ontano, che sul modello regolare compare soltanto negli Anni ‘60. Sull'esemplare qui mostrato appare il famoso “posacenere”, il coperchio che nasconde ponte e pickup, quasi sempre tolto per comodità e per un più facile accesso alle regolazioni. Il soprannome è dovuto al fatto che molti lo poggiavano sull'amplificatore e lo usavano, appunto, come posacenere. Molto spesso il coperchio andava perso e sono poche le chitarre originali che lo abbiano almeno nella custodia. Fino all'entrata in scena della CBS, che introdusse macchine automatiche, i pickup Fender erano sempre stati avvolti con macchine a guida manuale, con conseguente variazione fra un esemplare e l'altro nell'avvolgimento, nella tensione e nel diametro effettivo del filo. Nonostante specifiche simili, due pickup prodotti nello stesso giorno potevano suonare in modo sensibilmente diverso, cosa che rende ogni esemplare un individuo con un proprio carattere, ma rimangono abbastanza tratti comuni da rendere inconfondibili le sonorità Telecaster, con una consistenza, sul piano timbrico, che elude le conclusioni che si potrebbero trarre basandosi soltanto sulle misure di laboratorio (cosa che vale per ogni chitarra vintage). I controlli consistevano in volume e tono con potenziometri da 250k, e switch a 3 posizioni che selezionava pickup al ponte con controllo di tono (condensatore da .05 MFD), pickup al manico senza tono e lo stesso con un grosso condensatore da .1MFD per un suono cupo, che nelle intenzioni doveva imitare il suono di un basso. Molte chitarre sono state modificate per avere la “normale” configurazione ponte, ponte+manico e manico, con controllo di tono sempre attivo, eliminando il grosso condensatore. Anche se nei sogni di molti chitarristi il primo posto spetta alle Broadcaster o alle Telecaster “blackguard”, molti dei suoni Telecaster che abbiamo imparato a riconoscere in gran parte dei dischi d'epoca erano ottenuti con le più diffuse “whiteguard”, ed è con una di queste che Mike Bloomfield iniziò la sua straordinaria carriera nella Butterfield Blues Band e registrò con Bob Dylan. Sembra che lo stesso Leo Fender, negli ultimi anni della sua vita, abbia esclamato, ripensando alla Telecaster: “È stata la prima ed è ancora la migliore”. Pubblicato su Axe n. 213 - Settembre 2016 Riproduzione vietata © Edizioni Palomino Strumento gentilmente messo a disposizione da www.flaviocamorani.it - Tel. 3388784320 79