
Cari Lettori,
nell’ultimo anno abbiamo cercato in ogni modo di evitare il passo che a breve dovremo accettare di compiere: il ritorno di Axe a una periodicità bimestrale, così com’era all’inizio di questa grande avventura (1995). Purtroppo, sulla pesante situazione economica generale avviatasi dal 2008, gravano sempre più la crisi dell’editoria, quella degli strumenti musicali, quella dei dischi e, tanto per gradire, quella specifica del nostro Paese, con consumi sempre più ridotti e attività che chiudono a ripetizione senza essere sostituite da altro. Nell’attesa di un eventuale cambio di tendenza, abbiamo investito in attrezzature e ammodernamenti, puntato sull’usuale capacità di approfondimento, ma defezioni di inserzionisti già evidenti e altre possibili annunciate per il 2013 rendono assolutamente necessario un atteggiamento di grandissima cautela.
Non vorrei né potrei qui analizzare le cause di questa situazione, ma qualcosa si può accennare... Sul fronte della stampa tradizionale, è indubbio che i lettori siano diminuiti rispetto a solo pochissimi anni fa, le testate chiudono ovunque nel mondo, il loro trasferimento su web e app raramente dà buoni risultati, se si eccettuano i colossi mondiali dell’editoria, comunque da sempre abituati a incassare dalla pubblicità più che dalle vendite. Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito all’allontanamento di un pubblico nostrano di per sé tra i più esigui del mondo, alla progressiva chiusura di migliaia di edicole e di alcuni distributori stampa a livello locale. Questo è in gran parte dovuto alla crisi economica generale, ma anche al cambiamento dei costumi e del modo di informarsi, con la tendenza a non voler più spendere neppure un singolo euro per saperne di più: c’è un intero mare a disposizione gratis, che importa se nella rete finisce anche pesce senza valore o addirittura... velenoso? In una parola, Internet, che sempre più spesso mi sembra il problema e la soluzione contemporaneamente; ad esempio, quando viene pronunciata da alcuni operatori commerciali per motivare tanto le proprie difficoltà quanto la decisione di investire in promozione su quel canale per via dei costi più contenuti e soprattutto della pubblicità cosiddetta virale.







