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Dal nuovo numero

  • [vintage] Gibson Melody Maker 1964 +

    All'inizio del 1959, la Gibson introdusse una nuova solid body che si collocava in una fascia di prezzo più bassa rispetto alla Les Paul Junior: la Melody Maker, al prezzo di $ 99,50 (la Junior costava $ 120,00 senza custodia). Rispetto alla Les Paul Junior la Melody Maker aveva un corpo leggermente più sottile e un nuovo pickup, identificato in fabbrica come PU-380. Questo pickup aveva una bobina molto sottile, con un avvolgimento in plain enamel che misurava intorno ai 7 kOhm e una calamita in AlNiCo 2 o 5 direttamente all'interno della bobina, priva quindi di espansioni polari; un coperchio di plastica proteggeva il tutto. Grazie al corpo più sottile e al pickup a singolo avvolgimento con meno spire rispetto al P-90, il nuovo modello aveva un suono molto più brillante di ogni Les Paul, anche se con un livello d'uscita leggermente inferiore. Per poterle inserire nelle bobine, la Gibson ordinò calamite leggermente più corte di quelle...

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  • [recensioni] Buddy Guy, Dream Theater, Micha Schellhaas +

    Un Grammy come miglior album blues per Buddy Guy? Ad ascoltare Born To Play Guitar non si può che concludere che mai premiazione fu più giustificata. Buddy Guy canta e suona con un’energia e una padronanza incredibili, focoso, irruente, ma allo stesso tempo senza una nota di troppo. I brani si snocciolano prendendo l’ascoltatore per la gola, inesorabili, con arrangiamenti efficaci e trascinanti, suoni aggressivi quanto basta e tanta atmosfera realistica del blues di quella Chicago che il giovane Buddy conobbe quando vi dominavano Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Mama Thornton, radici chiaramente presenti in queste tracce, ma senza nostalgia; al contrario, suonano fresche e vitali, tradizionali eppure sorprendentemente attuali. Il fatto è che Buddy canta e suona su arrangiamenti saldamente ancorati alla storia e al lessico del blues, con l’esuberanza di un ragazzo al primo disco e proiettato al blues di domani, ma controllando se stesso quanto basta con la mano ferma del timoniere esperto...

    Le altre recensioni di Axe 208: Dream Theater The Astonishing  - Micha Schellhaas Double Take.

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  • [disco] Bill Frisell "When You Wish Upon A Star" +

    Questo disco ci parla di un grande amore: quello longevo e mai nascosto di Bill Frisell per le musiche che accompagnano il cinema; dopo l’esperienza di sonorizzazione dei film muti di Buster Keaton (due dischi nel 1995) e la realizzazione di altre colonne sonore (La Scuola di Daniele Lucchetti del 1995, il documentario The Great Flood di Bill Morrison [2013], il film d’animazione Gary Larson’s Tales [1994]), il grande chitarrista e compositore di Baltimora ci regala questa perla interamente dedicata a una selezione di prestigiose colonne sonore. Ascoltare When You Wish Upon A Star significa uscire dal canone estetico e commerciale che caratterizza il nostro tempo; potremmo definirlo un “concept album” la cui la storia è quella di un mondo che non esiste più, quello dell’America degli Anni ’50, ’60 e ’70, fatto di immaginari collettivi legati indissolubilmente a questo insieme di melodie che Frisell ci propone in una veste inattesa... (Con recensione negativa a confronto).

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  • [vintage] Gibson Melody Maker 1964 +

    All'inizio del 1959, la Gibson introdusse una nuova solid body che si collocava in una fascia di prezzo più bassa rispetto alla Les Paul Junior: la Melody Maker, al prezzo di $ 99,50 (la Junior costava $ 120,00 senza custodia). Rispetto alla Les Paul Junior la Melody Maker aveva un corpo leggermente più sottile e un nuovo pickup, identificato in fabbrica come PU-380. Questo pickup aveva una bobina molto sottile, con un avvolgimento in plain enamel che misurava intorno ai 7 kOhm e una calamita in AlNiCo 2 o 5 direttamente all'interno della bobina, priva quindi di espansioni polari; un coperchio di plastica proteggeva il tutto. Grazie al corpo più sottile e al pickup a singolo avvolgimento con meno spire rispetto al P-90, il nuovo modello aveva un suono molto più brillante di ogni Les Paul, anche se con un livello d'uscita leggermente inferiore. Per poterle inserire nelle bobine, la Gibson ordinò calamite leggermente più corte di quelle...

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  • [recensioni] Buddy Guy, Dream Theater, Micha Schellhaas +

    Un Grammy come miglior album blues per Buddy Guy? Ad ascoltare Born To Play Guitar non si può che concludere che mai premiazione fu più giustificata. Buddy Guy canta e suona con un’energia e una padronanza incredibili, focoso, irruente, ma allo stesso tempo senza una nota di troppo. I brani si snocciolano prendendo l’ascoltatore per la gola, inesorabili, con arrangiamenti efficaci e trascinanti, suoni aggressivi quanto basta e tanta atmosfera realistica del blues di quella Chicago che il giovane Buddy conobbe quando vi dominavano Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Mama Thornton, radici chiaramente presenti in queste tracce, ma senza nostalgia; al contrario, suonano fresche e vitali, tradizionali eppure sorprendentemente attuali. Il fatto è che Buddy canta e suona su arrangiamenti saldamente ancorati alla storia e al lessico del blues, con l’esuberanza di un ragazzo al primo disco e proiettato al blues di domani, ma controllando se stesso quanto basta con la mano ferma del timoniere esperto...

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  • [disco] Bill Frisell "When You Wish Upon A Star" +

    Questo disco ci parla di un grande amore: quello longevo e mai nascosto di Bill Frisell per le musiche che accompagnano il cinema; dopo l’esperienza di sonorizzazione dei film muti di Buster Keaton (due dischi nel 1995) e la realizzazione di altre colonne sonore (La Scuola di Daniele Lucchetti del 1995, il documentario The Great Flood di Bill Morrison [2013], il film d’animazione Gary Larson’s Tales [1994]), il grande chitarrista e compositore di Baltimora ci regala questa perla interamente dedicata a una selezione di prestigiose colonne sonore. Ascoltare When You Wish Upon A Star significa uscire dal canone estetico e commerciale che caratterizza il nostro tempo; potremmo definirlo un “concept album” la cui la storia è quella di un mondo che non esiste più, quello dell’America degli Anni ’50, ’60 e ’70, fatto di immaginari collettivi legati indissolubilmente a questo insieme di melodie che Frisell ci propone in una veste inattesa... (Con recensione negativa a confronto).

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