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Amo tutti gli strumenti musicali, nonostante professionalmente io sia gravitato in particola- re intorno a chitarra e batteria. Sul fatto di mi- mare... non adoro solo l'air guitar, ma anche l'air bass e l'air drum! Ha lavorato con molti dei più grandi chitarristi del pe- riodo del Classic Rock. Vede una qualche costante che possa accomunare musicisti come Jimi Hendrix, Eric Clapton, Jimmy Page? La cosa più interessante di quei ragazzi è che erano tutti musicisti molto preparati. Prendete Hendrix: aveva un padre molto rigido, il che si- gnifica disciplina. Poi ci fu l'esercito, ancora più disciplina. Uscito dall'esercito entrò nel Chit- lin' Circuit [insieme di locali sparsi per gli USA frequentati da afroamericani, nda], dove se sba- gliavi ti multavano di 5 dollari [all'epoca Hen- drix suonava come sideman per altri artisti, co- me Isley Brothers e Little Richard; nda]. Sem- bra ridicolo, ma un genio del genere doveva studiare e suonare musica di altri con grande precisione. Jimmy Page è cresciuto in un con- testo privilegiato rispetto a Jimi, ma anche lui dovette presto fare i conti con una rigida di- sciplina. Si chiedeva come sarebbe potuto di- ventare un grande musicista, e la risposta era quel genere di approccio allo studio e al suo- nare con la band. Poi divenne un session man, lavoro che a sua volta richiede grande disci- plina, devi leggere le chart e tutto il resto. Tut- ti quei ragazzi, Hendrix, Page, Clapton, erano molto disciplinati. Credo che questo sia parte del segreto. Ha attraversato da protagonista ogni stadio evolutivo della produzione audio dai nastri magnetici a oggi. Co- sa vede di diverso nelle produzioni contemporanee? Parte della mia filosofia sulla produzione è che bisogna lasciare gli errori. Molti produttori con- temporanei sono ossessionati dalla perfezio- ne. Se c'è un rumore c'è un problema, se il ti- ming non è costante c'è un problema. È as- surdo. Non si suona sul clic, la velocità me- tronomica deve fluttuare. Avete presenti i di- schi dei Rolling Stones? Ci sono variazioni di tempo incredibili, ma... che groove! Purtroppo Hendrix non ha potuto vedere le evoluzioni tecniche che si sono succedute dagli Anni '70 a oggi. Che rapporto crede potrebbe avere con gli strumenti di registrazione e produzione contemporanei? Jimi era affascinato dalla tecnologia e da quel- lo che poteva ricavarne. Non la comprendeva appieno dal punto di vista tecnico, ma sape- va bene come sfruttarla. Quando bisognava mixare lo facevamo in due, con quattro mani sul banco in contemporanea. Ai tempi non c'e- rano le automazioni, ogni movimento andava provato. Credo che se fosse vissuto avrebbe seguito con interesse ogni sviluppo relativo al- la tecnologia audio. Si sarebbe interessato al- la prima macchina digitale, che secondo me era terribile; probabilmente avrebbe avuto in merito la mia stessa opinione. Avrebbe visto le prime versioni di [Avid] ProTools, pessime, fi- no ad arrivare ai giorni nostri, a un punto in cui il digitale non suona così male, a patto di inte- grarlo con macchine analogiche e usare i mi- gliori convertitori AD che si possano compra- re. Hendrix si sarebbe tenuto aggiornato, ma, avendo buone orecchie, avrebbe saputo di- stinguere il buono dal cattivo nei nuovi stru- menti. Avrebbe capito che quello che offre il AXE GIUGNO_2014 37