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CIOSI MY FIRST TIME (autoprodotto) Federico “Ciosi” Franciosi è un giovane chitarrista sulla trentina, formatosi fin dall’infanzia con l’ascolto di pop, bluegrass, folk e jazz. Nel 2010 ha esordi- to come solista con Far Apart, seguito due anni dopo da Beautiful Infinity, entrambi CD con cinque soli brani in scaletta. Con My First Time Ciosi fa le cose in grande, proponendo undici pezzi in solitario flat-picking: nove gli originali, mentre due co- ver sono dedicate ai riferimenti artistici del chitarrista: Beppe Gambetta (Slade Stomp) e Massimo Varini (Andrà tutto bene). Le caratteristiche principali dello sti- le di Ciosi sono la sua tecnica flat-style pulita e rilassata, e un’anima compositiva intimistica, spesso con decisi tratti pop e temi semplici (She o Steve White Blues), a volte rinforzati dal gusto bluesy (Nature’s Mood o Dream Guitar) e da effetti percussivi (Transatlantic), mentre nell’opener To My Son echeggia il buon vecchio country. Curiosa la ci- tazione di una famosa canzone di Gino Paoli nel tema della finale Samuel Or Virginia. In definitiva un disco sognante e maturo, consigliabile a chi ama la chitarra acustica nei suoi aspetti più pacati e melodici. Fabrizio Dadò FABRIZIO FURCI ALONE IN CENTRAL PARK (autoprodotto) Nasce tutto da un viaggio che Fabrizio Furci fece a New York nel 2012, dove videro la luce molte delle idee contenute in questo suo nuovo album. In seguito vennero rielaborate ed eseguite insieme al trio composto, oltre che dallo stesso Furci (chitarra classica), anche da Roberto Badoglio (basso) e Pablo De Biasi (batteria). Alone In Central Park è un EP dal sapore fortemente me- diterraneo, che unisce le sonorità della chitarra classica a chiare influenze flamenco. Tec- nicamente il chitarrista è in grado di impreziosire le sue composizioni con effervescenze virtuosistiche in grado di catturare l’attenzione anche dello spettatore più distratto. Dal punto di vista compositivo si va dal mondo classico della malinconica La solitudine di Po- lifemo (registrata anche in versione guitar solo) al “flamenco-fusion” di Alone In Central Park Pt. Three, passando per suggestioni jazz e tributi a maestri indimenticabili, come per l’opener Almoraima dal repertorio di Paco de Lucía [è sull’omonimo album per la Polygram del 1976; Ndr]. Il disco è godibile, per certi versi un po’ “acerbo” dal punto di vista stili- stico e del song writing se paragonato ai lavori di colleghi di caratura internazionale, ma Matteo Roccia degno di rispetto. 47