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Visualizza versione completa : Suonare Modale



FedFod
11-06-2010, 12:25 PM
Salve a tutti, vi espongo uno dei miei dubbi amletici: cosa vuol dire suonare modale? Conosco i modi, ovvero conosco gli intervalli caratteristici di ciascun modo, però non ho ancora capito cosa significi "improvvisazione modale". A me pare che tanto la scala sia la stessa (intendo Re dorico = Do ionico), ergo anche la tonalità. Qualcuno può darmi delucidazioni?

italo de angelis
11-06-2010, 01:51 PM
http://www.italodeangelis.com/it/gtr_learning/

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Mimmo Langella
11-06-2010, 09:00 PM
Salve a tutti, vi espongo uno dei miei dubbi amletici: cosa vuol dire suonare modale? Conosco i modi, ovvero conosco gli intervalli caratteristici di ciascun modo, però non ho ancora capito cosa significi "improvvisazione modale". A me pare che tanto la scala sia la stessa (intendo Re dorico = Do ionico), ergo anche la tonalità. Qualcuno può darmi delucidazioni?

da "Ma che modi sono questi!" pubblicato su Axe N.93, novembre 2004

I modi della scala maggiore traggono origine dal sistema musicale usato dai greci nell’antichità, poi adottato e trasformato nel corso dei secc. VIII-IX dai cristiani per i loro canti gregoriani dando luogo ai modi ecclesiastici o, appunto, gregoriani, più vicini a come li conosciamo noi oggi. Sono tornati attuali con l’avvento del jazz modale, vale a dire dopo il 1959, anno in cui furono pubblicati Kind of Blue di Miles Davis, opera-manifesto in cui sono rivisitate le forme classiche della canzone e del blues attraverso la tecnica dell’improvvisazione modale e sono tentate nuove forme che detta tecnica permette, e il testo The Lydian Chromatic Concept of Tonal Organization for Improvisation di George Russell, che propone un uso di tipo tonale della modalità lidia.
Le scale modali sono utilizzate sia su progressioni armoniche tonali sia modali; sì, direte voi, ma qual è la differenza? Beh, una sequenza armonica tonale impiega accordi costruiti (per terze) sui diversi gradi della scala diatonica maggiore o minore, tra questi vi è una gerarchia: sul quinto grado è costruito l’accordo di settima di dominante, molto instabile a causa della presenza al suo interno del tritono (intervallo di b5 tra terza e settima dell’accordo), che risolve sull’accordo di tonica.
Inserire es. 1
Questo movimento tra i due accordi principali della tonalità, cioè della dissonanza (tensione) verso la consonanza (risoluzione) è la caratteristica principale della musica tonale. Un’armonia modale si manifesta semplicemente evitando il rapporto dominante-tonica all’interno di una scala; si possono dunque usare anche armonizzazioni ad intervalli di terza che delineino l’ambiente modale, anche se nel jazz sono prevalse quelle ad intervalli di quarta in cui gli accordi sono considerati equivalenti.
Ma, ridirete voi, perché complicarsi la vita utilizzando i modi su una progressione armonica tonale? È vero, infatti, è più facile pensare semplicemente alla scala del centro tonale e improvvisare creando melodie a orecchio (improvvisazione orizzontale), però si corre anche il rischio di non centrare il suono dei diversi accordi della progressione; facciamo un esempio. Siamo in tonalità di DO maggiore e a un certo punto nell’armonia c’è Rem, l’accordo costruito sul II grado; se continuassimo a pensare esclusivamente alla scala del centro tonale saremmo portati a enfatizzare le note dell’accordo di Do (do, mi, sol) piuttosto che quelle di Rem (re, fa, la) perdendo il collegamento armonico col Rem. Se invece il centro tonale è spostato a RE lasciando invariate le note della scala di DO maggiore, otteniamo una scala che combacia perfettamente con il suono del Rem, mantenendo tuttavia la sua relazione col centro tonale originale; in pratica abbiamo creato un modo della scala maggiore: RE dorico. Ogni grado dunque, nel concetto modale della tonalità, diviene tonica secondaria del proprio modo; tonica poiché è il I grado della sua scala modale, secondaria perché per quanto faccia capo a un proprio modo e quindi sia indipendente, fa riferimento a una tonica principale rappresentata dal I grado della scala generatrice (master).

FedFod
11-08-2010, 09:13 AM
Ancora una volta Italo mi hai dato dell'ottimo materiale : ) Ne ho tratto la conclusione che: i modi sono utili rispetto alla scala master quando si ha dell'armonia modale sotto, offrendo una quantità praticamente immensa di colori. E allora... acquistato il libro dell'ottimo Goodrick (lavoro per anni!) si prosegue!

italo de angelis
11-08-2010, 04:26 PM
La materia resta un pò complicata, in particolare per le orecchie italiane molto "tonali". In realtà si potrebbe partire dall'analisi di come sia concepito un brano, tonale o modale. Un classico standard tonale come All The Things You Are può essere interpretato in maniera tonale o modale (o entrambe). Un brano squisitamente modale...difficilmente potrà essere interpretato in maniera tonale.
Proviamo a definire le cose, però:
per tonale intendo il fatto che l'analisi armonica funzionale individua una serie di accordi come gradi appartenenti ad una tonalità, poi, attraverso tecniche di modulazione varie...si passa ad una situazione simile ma in altra tonalità. In questo ambiente armonico l'improvvisazione tende a "far sentire" i cambi degli accordi, spesso lavorando intorno agli arpeggi dei medesimi, utilizzando approcci cromatici (upper/lower neighbour tones) e mettendo l'accento su note dell'accordo (T/3/7) in movimenti forti della battuta (one and three). Mike Stern è un moderno esempio magistrale.
Per modale intendo che gli accordi sono per lo più non connessi da una tonalità, ma rappresentano dei plateau singoli, delle "monadi", che continuamente cambiano. A volte si alternano anche brevi sezioni tonali in un brano modale. Prendi le composizioni di Wayne Shorter, Chick Corea o Steve Swallow.... vedrai esattamente le cose che ho descritto. In questo caso il modo è un colore applicabile sull'accordo, mettendo in enfasi le sue caratteristiche principali...per esempio in un Bb min7 che voglio interpretare in modo dorico...metterò in enfasi la 2^ e la 6^ maggiori, oltre a definire un sound minore (b3/b7).
Nel suonare modale diventano però molto importanti tecniche estetiche quali la ripetizione/variazione...per esempio suoni una cellula melodica su un certo accordo in un certo modo ed al cambio del prossimo accordo mantieni ferme (ripetizione) le note comuni ai due modi, cambiando solo quelle necessarie (variazione).... e c'è molto altro da esplorare in questo senso, ovvero sul "come" suonare modale, oltre al "cosa".
Si può suonare modale su progressioni tonali, interpretando All The Things You Are come farebbero Mick Goodrick o Scott Henderson o meglio ancora....come Kurt Rosenwinkel o Ben Monder... ma tutti coloro che ti dicono che suonare modale su un II/V/I è interpretarlo come D dorico/G misolidio/C ionico.... andrebbero puniti con l'amputazione delle mani senza processo.
E ce ne sono ancora tanti....in Italia!

Assolutamente fondamentali per apprendere tecniche molto interessanti i libri di Ron Miller - Modal Jazz Composition & Harmony Voll. I & II Edizioni ADVANCE MUSIC.
DA NON PERDERE!


ciao
I


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FedFod
11-08-2010, 06:23 PM
Ora sono in confusione... intendi che un II/V/I non può proprio essere interpretato come dici tu, o non deve essere interpretato SOLO come dici tu? Ad esempio intendi che il II può essere considerato eolico, frigio, etc.?

italo de angelis
11-08-2010, 07:07 PM
Intendo dire che suonare dorico/misolidio/ionico sui 3 accordi (Dm7/G7/CMaj7) della stessa tonalità...suona comunque tonale...C maj scale.
Io suonerei D min. melodico/G superlocrio/C lidio
...oppure.... D min melodico/G dorico #2/C lidio #5
o...F ionico/Ab ionico/G ionico....
ovviamente:
-più note sono utilizzate nel voicing di un accordo e più si è limitati nella scelta dei modi...ovvero un accordo farcito di estensioni e/o alterazioni determina un preciso modo. Se invece il voicing è molto semplice (T/3/7)...allora il campo è molto aperto.
-la capacità di fraseggiare nei modi scelti è importantissima....come si connettono al cambio degli accordi!

I

italo de angelis
11-10-2010, 08:04 AM
Per quanto riguarda il "come" suonare modale, ti consiglio l'ascolto di UN brano, in 2 versioni diverse:
Miles Davis : SO WHAT
-ascolta il solo di Miles sulla versione originale, nell'album "Kind Of Blue". Poichè la progressione armonica è molto semplice, Dm7/Ebm7, analizza le note di Miles...quelle su cui indugia di più...e capirai il modo che utilizza.
-poi (solo poi) ascolta lo stesso brano nel secondo cd di George Russell & The Living Time Orchestra, "The 80th Birthday concert", in cui la sezione fiati suona il solo di Miles come se fosse un arrangiamento composto. E' incredibile come la scelta delle note, la loro durata, i silenzi e l'articolazione conferiscano ad un solo magistrale lo status di vera e propria composizione.
Un capolavoro!
Stai lontano dalle diteggiature....pensa alle note.


ciao
I

gigi
11-11-2010, 07:41 AM
Intendo dire che suonare dorico/misolidio/ionico sui 3 accordi (Dm7/G7/CMaj7) della stessa tonalità...suona comunque tonale...C maj scale.
Io suonerei D min. melodico/G superlocrio/C lidio
...oppure.... D min melodico/G dorico #2/C lidio #5
o...F ionico/Ab ionico/G ionico....
ovviamente:
-più note sono utilizzate nel voicing di un accordo e più si è limitati nella scelta dei modi...ovvero un accordo farcito di estensioni e/o alterazioni determina un preciso modo. Se invece il voicing è molto semplice (T/3/7)...allora il campo è molto aperto.
-la capacità di fraseggiare nei modi scelti è importantissima....come si connettono al cambio degli accordi!

I

suona attraverso gli accordi.... direbbe scott henderson
o sbaglio?

:)

ps
c'e' un vecchio numero di axe, con una gran bella signorina in copertina (non puoi sbagliare). si parla tanto tanto tanto di modi: check it out ;)

italo de angelis
11-11-2010, 08:27 AM
Certo!
Una linea melodica non deve essere interrotta dal cambio degli accordi. Deve attraversarli adattando la scelta delle note agli accordi in movimento.

I

gigi
11-13-2010, 06:44 PM
in melodic phrasing scott dice: if you're going up, go up; if you're going down go down ;)
che uomo :D