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1949: riorganizzarsi dopo la guerra non è facile, ma alla Gibson si è fiduciosi in una nuova ripresa economica e in una pace duratura con tanta musica a fare da colonna sonora alla vita delle persone. La fama del marchio è legata alle chitarre arch-top, ormai un riferimento per i concorrenti e per i liutai indipendenti, mentre la chitarra elettrica non è più una novità, ma una realtà consolidata. L’introduzione della ES-175 rappresenta entrambi i concetti in una configurazione sobriamente elegante e funzionale, offerta a un prezzo che non dovrebbe impensierire troppo il professionista ($ 175). La chitarra, prodotta in versione “normale” con un pickup P-90 al manico o, come ES- 175D, con due P-90, diventa presto uno standard per musicisti jazz e orchestrali. Rispetto ai modelli di fascia superiore, come la L-5 CES, che rappresenta il vero sogno di ogni jazzman, l’ES-175 ha meno profondità sonora per la costruzione della cassa con legni laminati anziché solidi, ma ciò che si perde in ricchezza timbrica si guadagna in praticità, dato che la maggiore rigidità rende la chitarra meno sensibile al feedback e quindi più pratica per l’uso dal vivo. Verso la fine del 1956 i pickup P-90 sono sostituiti con il nuovo modello humbucking, inizialmente privo di etichetta, poi con la celebre targhetta “Patent Applied For”. Altri modelli di arch-top elettriche, come la ES-5 o la ES-300, vanno e vengono dai cataloghi, grazie anche alla concorrenza delle nuove solid body e delle thinline come la ES-335, ma la ES-175 rimane il vero standard, almeno finché jazz e orchestre da ballo rimangono popolari, tanto che, insieme alla ES-335, rimane in catalogo fino ai nostri giorni superando in longevità ogni altro modello...