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Dal nuovo numero

  • chitarra vintage Silvertone Colorado Anni '50 +

    Oggi si compra on-line, ma come si faceva nell'era pre-Internet se si abitava sulle montagne del Kentucky o nelle pianure del Texas, lontano dal più vicino centro abitato? Si acquistava per corrispondenza, sfogliando il poderoso catalogo della Sears, un vero e proprio grande magazzino virtuale nel quale si potevano scegliere vestiti, utensili e molto altro, compresi strumenti musicali dal prezzo conveniente anche considerando le spese di spedizione per le località più lontane dai grandi centri urbani. Il marchio di chitarre più diffuso del catalogo era Silvertone, ma in realtà non esisteva alcuna fabbrica riconducibile a quel marchio. Alcuni produttori, come Harmony, Danelectro, Valco e Kay, fornivano versioni a basso costo dei loro prodotti, pubblicizzati dalla Sears con il marchio Silvertone. Il fornitore maggiore era Harmony, senza dubbio la fabbrica più industrializzata dell'epoca, con una capacità produttiva di 250.000 strumenti l'anno già negli Anni Venti del secolo scorso. Nel 1964 i due stabilimenti di Chicago, con una forza lavoro di 600 impiegati, raggiunsero il picco di 350.000 strumenti l'anno, con chitarre acustiche dai 7,50 dollari in su, oltre a mandolini, bassi e banjo, fino agli strumenti elettrici. Ovviamente la qualità non era paragonabile a quella dei marchi di maggiore prestigio, come Gibson, Epiphone, Gretsch o Fender, soprattutto nei dettagli; ma i materiali erano generalmente buoni e la robustezza sufficiente anche per i musicisti itineranti, anche se il segreto del successo consisteva soprattutto nella enorme diffusione e nei prezzi concorrenziali...

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  • intervista, video e TAB con Tramaine per il disco Heavy Balance +

    Stagliatosi silenziosamente come un guerriero irto nella bruma gallese, il giovane Tramaine Jonathan ha fatto “il botto” tra le recensioni di Axe Guitar Magazine n.10, con il suo album di esordio Heavy Balance. Prodotto dall’autore e da Alex Argento, con una chicca come ospite di Marco Sfogli, il disco ha svelato alla comunità chitarristica le doti tecniche e compositive di questo ragazzone armato di chitarre Ibanez a 7 e 8 corde, e animato dall’intento evidente di pestare con furore i piedi nel campo di battaglia della chitarra elettrica moderna lasciando il segno. Solo tecnica? Per nulla... Quantunque in Heavy Balance il tasso tecnico sia impressionante, la freschezza dei brani e la qualità dello sviluppo melodico che Tramaine (il nome gallese significa “dalla grande città”) è in grado di sostenere nel suo approccio ai temi e ai soli regala longevità al suo esordio, lasciando ben sperare per il futuro. Non solo una promessa, destinata, come spesso è accaduto, a un rapido crepuscolo. Con questa consapevolezza, ci siamo decisi a intervistarlo, sperando che ci facesse sbirciare nella sua esperienza musicale: giovane, vorace, tumultuosa, già consapevole dei propri mezzi. Tecnica e melodia. Appunto: un Heavy Balance.

    Tramaine, parlaci del tuo inizio come chitarrista: influenze, lezioni, come sei cresciuto musicalmente... Ho iniziato a suonare il piano e le tastiere all'età di 5 anni. Avevo anche una chitarra, ma non la suonavo. Ho sempre pensato che la chitarra avesse il suono più bello, ma ne ero intimidito perché era così “aliena” rispetto al pianoforte. Poi, verso i 10 anni, ho sentito i Guns N' Roses per la prima volta e sono rimasto ossessionato, principalmente per il modo di suonare di Slash in Appetite for Destruction. Sono praticamente un autodidatta. Mio padre mi ha mostrato alcune cose, ma solo accordi di base, la scala pentatonica minore e poco altro… Avevo circa 11 anni e ogni giorno cercavo qualcosa di nuovo da poter sviluppare: i modi, le varie tecniche o anche altri generi, come il country. Tra le mie influenze principali ci sono gli Iron Maiden, Joe Satriani, Yngwie Malmsteen, Steve Vai e Marco Sfogli. Un'altra influenza, per così dire, passiva è Per Nilsson [chitarrista e produttore svedese]. Non ho mai imparato nessuna delle sue composizioni, ma sono un suo grande fan. L'ascolto avido dei suoi brani ha avuto un impatto fortissimo su come penso e sento la musica...

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  • Valentino Francavilla - Heavy Chains +

    Heavy Chains è il primo disco solista del venticinquenne cantante e chitarrista Valentino Francavilla, nato a Mestre e di stanza a Treviso. È una catapulta che ci riporta ai fasti degli Anni ’80. Dotato di una tecnica vocale e chitarristica micidiale, il nostro ha sfornato un prodotto coraggiosamente caratterizzato da spirito, sonorità e perizia strumentale totalmente in linea con quanto di meglio quel periodo sia stato in grado di offrire. Un disco, dunque, tarato senza nascondimenti sul crocevia in cui hard rock tirato (con echi evidenti di Dokken, Riot, Whitesnake, Europe e Halloween) e shred forsennato si incontrarono in una miscela esplosiva. In sette brani sparati a bruciapelo troverete tutti gli stilemi del genere: cavalcate di riff granitici su tappeti di doppia cassa, cantati epici in grado di frantumare la cristalleria della nonna, melodie catchy, chitarre armonizzate con il meglio del meglio in fatto di minori armoniche, sequenze brucia-metronomo di alternate e sweep picking...

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  • chitarra vintage Silvertone Colorado Anni '50 +

    Oggi si compra on-line, ma come si faceva nell'era pre-Internet se si abitava sulle montagne del Kentucky o nelle pianure del Texas, lontano dal più vicino centro abitato? Si acquistava per corrispondenza, sfogliando il poderoso catalogo della Sears, un vero e proprio grande magazzino virtuale nel quale si potevano scegliere vestiti, utensili e molto altro, compresi strumenti musicali dal prezzo conveniente anche considerando le spese di spedizione per le località più lontane dai grandi centri urbani. Il marchio di chitarre più diffuso del catalogo era Silvertone, ma in realtà non esisteva alcuna fabbrica riconducibile a quel marchio. Alcuni produttori, come Harmony, Danelectro, Valco e Kay, fornivano versioni a basso costo dei loro prodotti, pubblicizzati dalla Sears con il marchio Silvertone. Il fornitore maggiore era Harmony, senza dubbio la fabbrica più industrializzata dell'epoca, con una capacità produttiva di 250.000 strumenti l'anno già negli Anni Venti del secolo scorso. Nel 1964 i due stabilimenti di Chicago, con una forza lavoro di 600 impiegati, raggiunsero il picco di 350.000 strumenti l'anno, con chitarre acustiche dai 7,50 dollari in su, oltre a mandolini, bassi e banjo, fino agli strumenti elettrici. Ovviamente la qualità non era paragonabile a quella dei marchi di maggiore prestigio, come Gibson, Epiphone, Gretsch o Fender, soprattutto nei dettagli; ma i materiali erano generalmente buoni e la robustezza sufficiente anche per i musicisti itineranti, anche se il segreto del successo consisteva soprattutto nella enorme diffusione e nei prezzi concorrenziali...

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  • intervista, video e TAB con Tramaine per il disco Heavy Balance +

    Stagliatosi silenziosamente come un guerriero irto nella bruma gallese, il giovane Tramaine Jonathan ha fatto “il botto” tra le recensioni di Axe Guitar Magazine n.10, con il suo album di esordio Heavy Balance. Prodotto dall’autore e da Alex Argento, con una chicca come ospite di Marco Sfogli, il disco ha svelato alla comunità chitarristica le doti tecniche e compositive di questo ragazzone armato di chitarre Ibanez a 7 e 8 corde, e animato dall’intento evidente di pestare con furore i piedi nel campo di battaglia della chitarra elettrica moderna lasciando il segno. Solo tecnica? Per nulla... Quantunque in Heavy Balance il tasso tecnico sia impressionante, la freschezza dei brani e la qualità dello sviluppo melodico che Tramaine (il nome gallese significa “dalla grande città”) è in grado di sostenere nel suo approccio ai temi e ai soli regala longevità al suo esordio, lasciando ben sperare per il futuro. Non solo una promessa, destinata, come spesso è accaduto, a un rapido crepuscolo. Con questa consapevolezza, ci siamo decisi a intervistarlo, sperando che ci facesse sbirciare nella sua esperienza musicale: giovane, vorace, tumultuosa, già consapevole dei propri mezzi. Tecnica e melodia. Appunto: un Heavy Balance.

    Tramaine, parlaci del tuo inizio come chitarrista: influenze, lezioni, come sei cresciuto musicalmente... Ho iniziato a suonare il piano e le tastiere all'età di 5 anni. Avevo anche una chitarra, ma non la suonavo. Ho sempre pensato che la chitarra avesse il suono più bello, ma ne ero intimidito perché era così “aliena” rispetto al pianoforte. Poi, verso i 10 anni, ho sentito i Guns N' Roses per la prima volta e sono rimasto ossessionato, principalmente per il modo di suonare di Slash in Appetite for Destruction. Sono praticamente un autodidatta. Mio padre mi ha mostrato alcune cose, ma solo accordi di base, la scala pentatonica minore e poco altro… Avevo circa 11 anni e ogni giorno cercavo qualcosa di nuovo da poter sviluppare: i modi, le varie tecniche o anche altri generi, come il country. Tra le mie influenze principali ci sono gli Iron Maiden, Joe Satriani, Yngwie Malmsteen, Steve Vai e Marco Sfogli. Un'altra influenza, per così dire, passiva è Per Nilsson [chitarrista e produttore svedese]. Non ho mai imparato nessuna delle sue composizioni, ma sono un suo grande fan. L'ascolto avido dei suoi brani ha avuto un impatto fortissimo su come penso e sento la musica...

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  • Valentino Francavilla - Heavy Chains +

    Heavy Chains è il primo disco solista del venticinquenne cantante e chitarrista Valentino Francavilla, nato a Mestre e di stanza a Treviso. È una catapulta che ci riporta ai fasti degli Anni ’80. Dotato di una tecnica vocale e chitarristica micidiale, il nostro ha sfornato un prodotto coraggiosamente caratterizzato da spirito, sonorità e perizia strumentale totalmente in linea con quanto di meglio quel periodo sia stato in grado di offrire. Un disco, dunque, tarato senza nascondimenti sul crocevia in cui hard rock tirato (con echi evidenti di Dokken, Riot, Whitesnake, Europe e Halloween) e shred forsennato si incontrarono in una miscela esplosiva. In sette brani sparati a bruciapelo troverete tutti gli stilemi del genere: cavalcate di riff granitici su tappeti di doppia cassa, cantati epici in grado di frantumare la cristalleria della nonna, melodie catchy, chitarre armonizzate con il meglio del meglio in fatto di minori armoniche, sequenze brucia-metronomo di alternate e sweep picking...

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20 Gennaio 2019

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